ART MUSEO HOTEL

PERSONALE di LUIGI PETRACCHI

31 gennaio 2004 – 30 settembre 2004

 

Nella ferma convinzione che nessuna confessione, nessuna mitologia, nessun libro sacro detenga l’esclusivo possesso della “Verità”…

 

 

Nella fede che l’accesso alla Verità sia possibile qualora si dimentichino le

differenze inessenziali tra una tradizione religiosa e l’altra…

 

 

Ricordiamo la domanda beffarda di Pilato a un Gesù ostinatamente muto :

“ Che cos’è la Verità? ”

Dobbiamo andare oltre il concetto di Verità? Dobbiamo dimenticarla, e non perché non abbiamo risposte ma perché ne abbiamo “troppe”? Forse no. “ La Verità, per l’uomo privo di pregiudizi, resterà sempre una grande parola, che gli farà sempre battere il cuore ” (G.W.F.Hegel).

Possiamo sperare nella potenza evocativa dei simboli di riconoscere un comune,

fertile terreno di verità.

Il nucleo originario di ogni religione, guardando con occhio privo di pregiudizi,

rivela un comune messaggio…il viaggio ciclico dell’uomo, allontanamento da Dio e ritorno…

Come se la luce della conoscenza si fosse manifestata attraverso un prisma, la sensibilità, l’anima di ogni popolo ha colto un aspetto di essa.

Unire il suono di queste tradizioni in un’unica sinfonia è la speranza di quanti non pongono limiti al concetto di “ FRATELLANZA UNIVERSALE ”.

 

 

In tutte le tradizioni religiose arcaiche la Creazione ha origine dalla Sfera

Primordiale, da un Centro, l’ombelico da cui si sviluppa l’embrione, ovvero l ’

“Uovo del Mondo”. E’ l’uovo della Cosmogonia di Esiodo, è l’Eden della Genesi, è

“ L’EMBRIONE D’ORO ”.

L’Eterno crea e nutre la Vita nel suo Ventre a partire da quella Sfera, da quella Perla che è il suo stesso Seme.

Qual ’è il destino di questo seme? Meister Eckhart dirà: “ Il Seme del Pero cresce per diventare un Pero, il Seme del Noce per diventare un Noce, il Seme di Dio per diventare Dio ”.

Una perla di uguale natura è nel cuore dell’uomo, il Seme di Senape dei Vangeli.

Il frammento riportato nel “IL CANTO DELLA PERLA” è la lettera che Dio ha

scritto nel cuore dell’uomo a caratteri di fuoco.

Dalla perla che l’ ”Uno”, la forza vitale fondamentale alla base di tutto, scaturisce la spirale nella sua eccezione tripartita, una ruota danzante dispensatrice di Vita.

Tanto nel macrocosmo quanto nel microcosmo l’impulso generatore è il medesimo, atomi, galassie, universi hanno strutture e moti affini.

Tre sono le spirali, il numero ”Tre” rappresenta il triangolo, la prima suddivisione geometrica dello spazio, mentre l’ “Uno” è il cerchio, l’unità indistinta che è Padre e Madre del tutto.

Nel Tre l’ Uno prende forma nello spazio.

In “COMPRENSIONE” è rappresentato lo stadio in cui l’uomo sente che l’universo che lo circonda gli parla e si mette in ascolto, questo è il senso del simbolo maya

sulla sinistra. La conchiglia è il simbolo della discesa nel labirinto interiore che

l’uomo compie, iniziando un viaggio spirituale che lo porterà al distacco dall’inesistenza terrena, scenario di lotte tra forze contrarie, nascita e morte, dolore e gioia…

Lontano dalla trama e l’ordito del suo destino ingannevole come i giochi di colore di un intreccio variopinto, dai toni sgargianti, tanto attraente quanto inscusato. Un

intreccio instabile in cui ogni vittoria preannunzia future sconfitte, in cui ogni

conquista è precaria, in cui la storia personale dell’individuo, così come la storia dei popoli, sfugge alla comprensione, rivela un non-senso come un romanzo dalla trama inconsistente.

Questa esistenza degradata è sorretta solo dall’inesorabile legge del Karma e delle

varie divinità addette alla pesatura delle anime.

Ma dal vecchio tronco ormai sterile di un’esistenza inautentica germoglia la speranza

di una nuova nascita.

“ Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue

radici ” (Isaia 11,1).

In “IL BALSAMO DI VITA” è illustrato il percorso dell’umanità, della sua rinascita

di cui la farfalla è il simbolo.

Tutti i popoli hanno contribuito al viaggio. Un'unica meta e un'unica origine unisce

le civiltà precolombiane dell’America Latina, i misteri racchiusi nelle piramidi,

l’eredità filosofica della Grecia classica, il Buddismo, il Taoismo…

Nel suo viaggio l’uomo trova in se stesso il suo ostacolo, l’uomo è prigioniero della sua personalità, racchiuso in essa come in un vaso di coccio, ma da questa

condizione può liberarsi trasformando il suo cuore da prigione in sacro calice. 

In “IL SANTO GRAAL” la rosa è il simbolo di una nuova anima in cui i principi opposti si sono riuniti, l’acqua e il fuoco, il maschile e il femminile.

Questa anima può uscire dalle tenebre, dalla caverna platonica dell’illusione.

LA NASCITA EXTRA-COSMICA” raffigura la caverna e insieme il deserto, in basso è riportato un passo dell’Apocalisse in cui Giovanni disprezza i Nicolaiti, termine con cui allude a quegli uomini o gruppi di uomini che strumentalizzano le religioni per il conseguimento di fini mondani. Da quest’uso distorto della religione piegata ai fini del potere nasce l’apparente inconciliabilità delle varie tradizioni

religiose.

A questo passo è accostato un frammento dell’Apocrifo Vangelo di Tommaso

“…colui che ha capito il cosmo ha visto un corpo, ma se ha visto quel corpo il cosmo non è degno di lui”. E i passi dell’Ecclesiaste “…non c’è niente di nuovo sotto il sole”, “…vanità delle vanità, tutto è vanità, che vantaggio trova l’uomo in tutte le

pene che si da sotto il sole ?” ( Qo 1,9 ; 1,2-3 ).

Anche la vita più ricca di successi resta un deserto se la si sfronda di quegli elementi illusori e mondani che di volta in volta sono i miraggi di una durevole felicità, a ben guardare tutto si disgrega, tutto è dimenticato.

L’Ecclesiaste è un testo sacro eppure profondamente filosofico, le parole del predicatore Qoelet potrebbero appartenere all’ Imperatore-Filosofo Marco Aurelio, a Seneca, a chiunque sia onesto verso se stesso.

“Tutte le cose sono in travaglio e nessuno potrebbe spiegarne il motivo” (Qo 1,8 ).

Dalla scoperta della “Vanità” comincia la discesa iniziatica nel labirinto, nella

caverna, nel cuore del labirinto si discende per poi uscirne come dalla Caverna del

VII libro della Repubblica di Platone, per tornare a contemplare di nuovo gli

archetipi eterni.

Il mandala in basso preannuncia l’accesso alla conoscenza, la spirale nel suo centro è la meta di un viaggio che coincide con il suo inizio, una porta che si apre sull’eterno, sull’ atemporale.

La “Doppia Ascia Cretese” o “Pietra del Fulmine” incisa in “LE SETTE INIZIAZIONI” è il simbolo della dualità che si sviluppa nel medesimo senso

dell’asse, alludendo così alle due “correnti inverse”.

Nell’alchimia il suo equivalente è il “Caduceo” i cui serpenti, chiaro e scuro, sono in relazione con i due poli e emisferi. Creano una forza duplice, unica nella sua essenza, ma con effetti apparentemente opposti nella sua manifestazione.

Sia la Doppia Ascia Cretese che il Caduceo rivelano che tutte le dualità cosmiche

non sono in realtà che specificazioni diverse della dualità prima, ovvero della polarizzazione dell’Essere in “Essenza” e “Sostanza”.

“L’INIZIAZIONE DI NETTUNO” rappresenta il compimento del cammino, esito di molteplici esperienze.

La figura in basso a destra rappresenta il “Mitra Petrogenito”.

Da un punto di vista cosmogonico il giovane dio che nasce dalla roccia allude alla

terra che sprigiona un elemento divino ma a un livello più profondo, su un piano esoterico, il dio si libera dalla pietra come l’iniziato dalla prigionia della corporeità.

E’ quella trasformazione del piombo in oro che la tradizione alchemica compie su un piano spirituale.

Il frammento al centro del quadro è tratto dall’apocalisse 7,14 “…Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’agnello”.

Sotto la veste il vaso traforato che gli egizi usavano per la misurazione del tempo raccoglie il sangue che l’uomo versa nella sua faticosa esperienza terrena.

Quello che esce dal “Vaso del Tempo” non è più sangue ma una nuova eterna incorruttibile sostanza.

 

 

 

OPERE IN POLVERE DI MARMO

 

 

 

I miti della classicità sono disgregati.

I mezzi di comunicazione di massa producono nuovi miti, nuovi “eroi del giorno”

con impressionante facilità, e altrettanto facilmente li dimenticano.

Tutto è precario, tutto è effimero per l’uomo moderno. La quantità delle informazioni

è tale da superare la nostra capacità di ricordarle e comprenderle. Questo è un desolante impoverimento culturale e allo stesso tempo uno smascheramento della natura illusoria della realtà. Profanata ogni cosa sacra gli uomini devono aprire gli occhi : non esistono eroi senza macchia, niente è eterno, su questa terra non camminano gli dei. 

LUIGI PETRACCHI